Sommario

Si dice che ci sia sempre il tempo giusto per fare ogni cosa, il problema è che, generalmente, gli uomini ci arrivano o troppo presto o troppo tardi.
Per partire con un progetto e-commerce per la vendita ai clienti finali è troppo tardi.
E già... dovevate svegliarvi prima, sono anni che andiamo ripetendo che è giunto il momento di investire per creare un ramo della vostra azienda che si possa dedicare esclusivamente alla vendita online,
Quindi mettetevela via, siete oltre il tempo massimo.

 

Troppi siti web intorno a voi

Ogni minuto si calcola che nascano circa 380 nuovi siti web (anche se il numero viene preso per difetto) con oltre mezzo milione di siti al giorno, avete idea di cosa dovreste fare per raggiungere un briciolo di visibilità? Avete idea di quanto difficile sia farsi trovare da chi cerca quello che voi volete proporre?

16 milioni di nuovi siti al mese, quasi 200 milioni l'anno.
Di siti web.
Con un ritmo di crescita sempre maggiore, perché sempre più persone hanno cose da dire e a vendere agli altri e quasi tutti credono che il loro sito sarà speciale.
Fino a qui le brutte notizie. 
Ma ci sono anche quelle belle... VI HO MENTITO. Non è troppo tardi, ma dovete capire una cosa: per essere diversi dalla stragrande maggioranza di quei duecento milioni di siti web che nascono ogni anno dovete fare una cosa, che presuppone un semplice ma radicale cambio di approccio rispetto a questo sterminio di progetti destinati a fallire: si tratta di SPENDERE SOLDI.
Sia per realizzare il sito di e-commerce, sia per migliorarlo continuamente sia per costruirci sopra un progetto credibile di web marketing (che di fatto si traduce in un progetto di advertising, di branding, di ottimizzazione SEO, di contenuti, etc...)

 

20 anni fa

20 anni fa avreste avuto bisogno di un grosso investimento in tecnologia: non c'era quasi nulla di preconfezionato e quel poco che c'era aveva bisogno di molto lavoro sopra. I migliori progetti di e-commerce erano quelli che partivano con un software altamente customizzato e messo in piedi da team di sviluppatori (lato software e lato design) con le palle, in grado di costruire sistemi scalabili, che funzionavano bene e che andavano a definire i prototipi di quello che successivamente si sarebbe chiamata user experience, usabilità e via discorrendo.
Ma al di la dell'investimento in tecnologie e sviluppo, all'epoca non c'era concorrenza. Vero che c'era un mercato molto molto immaturo ma per chi c'era la visibilità si trovava abbastanza facilmente. Google era appena nato e, se fino a qualche anno prima era difficile anche farsi trovare online dai pochi esistenti, finalmente si apriva la possibilità di fare le cose seriamente: dopo una bel motore e una carrozzeria all'altezza delle aspettative del cliente, via in pista a correre per accalappiare i clienti che navigavano online.

Ma al di la del giro d'affari che si riusciva a tirar su (o che non si riusciva) chi c'era 20 anni fa... c'era! Sono diventati le pietre miliari dell'e-commerce con le quali siamo cresciuti. Perché per far sapere che c'eri, per l'appunto, era infinitamente meno costoso di quello che ci si aspetta oggi.

Un po' di tecniche per apparire, in qualche nicchia, nelle ricerche di Google. Un po' di pubblicità a pagamento in un mondo dove il 90% degli investimenti pubblicitari andava su carta stampata e televisione. Un po' di ufficio stampa e public relation per venir fuori nelle giuste testate e programmi televisivi che ti presentavano come l'innovatore dell'anno. Insomma, lo spazio c'era e costava poco.

Ma 20 anni fa eravate troppo impegnati a capire come affrontare gli anni '90 dentro alla vostra bottega o capannone e il web era una cosa quasi da perditempo.

 

10 anni fa

10 anni fa, lo spazio dei pionieri si era ridotto, ma lo spazio c'era. Aveva cominciato a costare un po' di più questo spazio, si dovevano ancora iniziare ad usare i social in modo massiccio per trovare clienti, ma Google era diventato più maturo e il lavoro di SEO si stava embrionalmente codificando, avevamo capito l'importanza di un blog e del tono di voce, sapevamo utilizzare le ADWords e avevamo trovato il modo di abbattere il costo di startup del progetto grazie all'utilizzo di piattaforme opensource decisamente in maturazione per avviare un progetto e-commerce.
E non era troppo tardi. Non era così affollato... almeno, non come oggi: i negozianti più smart e smaliziati sono arrivati in quel periodo, sempre più botteghe fisiche avevano iniziato ad esplorare le potenzialità dell'online, era il periodo in cui chi aveva già un magazzino ci provava.
Di certo, sbagliando molto: si trattava il progetto online come "una vetrina in più" senza magari i giusti investimenti e la giusta prospettiva per trattarlo appunto come "un progetto", con un budget necessario e una strategia di business appropriata. 
Ma anche tutti questi negozi, sia che funzionassero sia che non fatturassero quasi nulla, contribuivano ad accalcare la fila. Il rumore di fondo era sempre più forte, ma se eri abbastanza furbo da stanziare un budget maggiore degli altri che andavano allo sbaraglio e di seguire il progetto nel modo corretto, le probabilità di successo erano discrete.

Oggi

AH! AH! AH!
Scusate, trattengo le risate. Da ora in avanti, intendo.
Quanti di quelli che si troveranno a leggere questo articolo sono alla ricerca di conferme per partire con il loro progetto web e quanti si sono già imbattuti in agenzie e consulenti che hanno spiegato "che l'online è il presente", che "il covid-19 ce l'ha dimostrato", che "bisogna aggredire il mercato online" eccetra.

Consiglio spassionato: DIFFIDATE da chi vuole convincervi ad andare online perché ne trarrebbe un qualche tipo di beneficio. Se volete iniziare con i progetto e-commerce partite dalla consapevolezza che è un business MILIONARIO dove hanno visibilità e spazio quelli che spendono MILIONI per esserci, per farsi trovare e per convincere la gente a comprare.
Internet è uno scenario estremamente maturo dal punto di vista del business, decisamente molto più grande ed interessante delle uno, due, cinque botteghe che avete aperto - e fatto funzionare - in qualche città italiana.
Per non andare incontro a disastri emotivi ed economici partite dall'assioma che ogni 10 progetti e-commerce ne funzionerà sono uno, e non certamente quell'uno che spende 1000 € per farsi il sito e 2000 € di pubblicità nei 12 mesi seguenti (a meno che non abbiate il prodotto che tutti vogliano e viviate della luce riflessa del vostro brand anche prima di cominciare a vendere online).

Quindi in realtà non vi sto dicendo di lasciar perdere (e che cazzo, io per vivere e pagare il mutuo vendo progetti e-commerce, realizzazione di e-commerce con Shopify e progetti di webmarketing per vendere online...) ma che il progetto va affrontato con coscienza e con la giusta prospettiva, dimensionandolo nel modo corretto.
O, per l'appunto, si lascia perdere.

 

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Scritto da Giovanni Fracasso

Digital Manager Mi occupo dello sviluppo strategie inbound marketing & sales. Affianco le aziende nel loro processo di digital transformation (l'uso dell'inbound marketing per cambiare il commerciale di un'azienda) con la metodologia inbound marketing, puntando all'aumento dei visitatori sul sito aziendale, della conversione in lead del maggior numero di essi e trasformazione in clienti. BIO Sono nato nel tardo pomeriggio di un lunedì - secondo me piovoso - di un 19 gennaio come tanti. Correva l'anno 1972. Potrei ovviamente sbagliarmi su una data o su un riferimento, perché non sono bravo a ricordarmi le date e i numeri. Ho passato i primi anni scolari con tutti che mi dicevano "sei portato per la matematica", fino al compito d'esame di 5° liceo, dove me ne sono uscito con un bel 2. Tanto che mi sono laureato in Lettere e Filosofia, un corso di Laurea di Storia, in quel di Ca' Foscari, a Venezia. Credo fosse il 2000, ma anche qui potrei sbagliarmi. Ve l'ho detto, non sono bravo con i numeri. Nel mezzo un sacco di altre cose: mentre studiavo facevo il giornalista per il Gazzettino, per la Domenica di Vicenza e altre testate locali. Sono stato direttore e fondatore di una periodico locale (Il Corriere Vicentino), poi sono andato in Spagna e ho vissuto quasi 5 anni a Barcelona. Poi, la vita, l'amore e il denaro... e oggi vivo ad Arzignano, sono padre di una bambina nata nel 2010 e sono pazzamente innamorato di lei. Oltre alla bambina, ho un mutuo da pagare e un cane. Se potrebbe non mancarmi tutto questo, probabilmente dedicherei le mie giornate all'alcol e alla vita dissoluta. Invece non bevo e non faccio - quasi - mai festa: sono concentrato al 100% sul mio lavoro e mi piace un sacco quello che faccio. Cosa faccio? Beh, ha molto a che fare con l'inbound, l'eCommerce, il valore del dato per le aziende e la trasformazione digitale delle stesse.

Giovanni Fracasso