Sommario

Fin troppo facile spiegare perché comperare HubSpot: è una piattaforma semplice e completa che aiuta a costruire lead, a segmentarli e a convertirli in clienti.

Ok.

Non vi sembra la favola della buonanotte?

Diciamocelo, questi sono bravi a fare marketing e mi vogliono convincere che questa roba è magia e devo averla. Ma scherziamo? Non sono nato ieri. 

Giusto. 

Ecco, infatti, una serie di motivi per cui non dovresti comprare HubSpot.

 

1. "Perché HubSpot costa troppo"

Effettivamente adottare un programma per gestire tutto il marketing della tua azienda e che si può usare per gestire la marketing automation (ovvero generare email, task, appuntamenti, sms a seconda delle interazioni tra l'utente e il sito) è una cifra spaventosa per qualunque azienda che fattura meno di 300mila euro l'anno. D'altronde l'unica cosa che ti porti a casa per quella cifra è la possibilità di conoscere e segmentare il tuo pubblico, per lavorare sia a livello marketing che commerciale sugli interessi e bisogni specifici. Ci sono una serie di alternative a pochi soldi su cui puoi puntare.

 

2. "Perché HubSpot non è open source"

Certo, l'open source è una gran bella cosa. Ma non c'è nulla di paragonabile ad HubSpot, purtroppo. Quindi faccio a meno delle funzioni armoniche ed onnicomprensive che propone. Certo, visto che una cosa simile opensource non è ancora nata, rinuncio. E poi, davvero, per voi posso anche essere un imprenditore, un manager o qualcuno che prende soldi aumentando i clienti, i distributori, gli agenti... ma in realtà a me piace passare le giornate a smanettare su differenti sistemi opensource per costruire sistemi che solo io conosco e sui quali solo io posso metterci le mani. Avanti, abbracciamo l'opensource e tutti i tempi di implementazione, messa in sicurezza, aggiornamenti ed altro... lasciamo che siano i nostri competitor ad andare a vendere e ad aumentare il fatturato, trovando clienti da web, perché magari loro si concentrano solo su questo. Ottimo.

 

3. "Perché la segmentazione dei lead è sopravvalutata"

Una delle cose che HubSpot fa bene e per le quali chiede di sottoscrivere un piano annuale - anche la Basic - è la segmentazione degli utenti che navigano il sito all’interno di liste, in base alle interazioni di quegli utenti con i contenuti del sito (post del blog, Call-To-Action nei post, form nelle landing page, link…). Ora le liste segmentate permettono di gestire flussi di comunicazioni specifici agli utenti di una lista in base agli argomenti a cui sono interessati, ma se una valanga di email indifferenziate - e magari comprata al mercato dei lead a peso - ti dà ancora risultati straordinari, perché dovresti preoccuparti di fare bene l'email marketinge mandando alle giuste persone il contenuto corretto nel momento più opportuno?

 

4. "Perché poi sono vincolato alle logiche di HubSpot”

Trovo assurdo doversi vincolare alle logiche di HubSpot: questa gente gestisce un’Accademia e continua ad implementare certificazioni per diffondere il verbo dell’inbound marketing - termine e metodologia inventata dai creatori di HubSpot solo per vendere il loro dannato software -, orientano tutto lo sviluppo delle piattaforma alla semplificazione della gestione per l’utente finale, in modo che lui si concentri solo nell'attrarre prospect e convertirli in clienti, continuano ad investire per migliorare un CRM gratuito che forniscono a lato per gestire le trattative commerciali… hanno veramente una politica - e un percorso di 10 anni che lo dimostra - troppo attaccato al voler far migliorare il fatturato della mia azienda. Meglio concentrarsi  su chi propone soluzioni asettiche e dopo sono affari miei.

 

5. “L’interfaccia utente è troppo semplice ed intuitiva rispetto ai concorrenti: la difficoltà è sinonimo di complessità e di possibilità”

Inutile nascondersi dietro ad un dito: usare HubSpot è troppo facile.

Come se avessero pensato che chiunque possa mettersi lì ad usarlo, anche il commerciale - che non deve capirne nulla di queste robe - per poter impostare le email da far arrivare ai sui potenziali clienti quando compiono una determinata azione, quasi per permettere anche a chi non è del marketing di gestire la pubblicazione sui social o di modificare velocemente una pagina del sito… per non parlare delle metriche: sono comprensibili per tutti e fortemente orientate ai risultati di business. Effettivamente c’è una perdita sulla capacità di esegesi degli specialisti che fatturano ore su ore per consulenze che spiegano l’ovvio, quello che su HubSpot viene mostrato in maniera lineare, dal primo arrivo di un utente sul sito, fino alla sua trasformazione in cliente. Questi sovvertono lo status quo. Che non sia mai.

 

6. "Perché c'è una rete di partner di HubSpot che non sono rivenditori e non prendendoci troppi soldi non hanno interesse a seguirmi"

Inutile che mi prendiate in giro: i partner di HubSpot  prendono una misera percentuale dalla vendita del software, non sono persone che comprano un prodotto e lo rivendono, adattandolo alle loro logiche di crescita e di sviluppo aziendale. Quindi, perché dovrebbero supportarlo? Anzi, di più: oggi mi vendono HubSpot e domani chissà quale soluzione per loro molto più redditizia.

Non posso credere che vogliono vendermi HubSpot perché CI CREDONO, perché SONO CONVINTI che possa essere utilizzato al meglio per far crescere il business della mia azienda. D’altronde questi vengono in azienda e mi propongono di gestire loro il web marketing e poi mi propongono anche Hubspot. Pensa te che gente matta: potrebbero propormi solo il web marketing e massimizzare il loro profitto. Ma voi comprereste un programma che vi viene proposto da qualcuno che ci prende poco sopra, che non rincara il prezzo e che fa di tutto perché il tuo web marketing porti risultati (abbracciando la metodologia dell’inbound marketing), anziché fregarsene e limitarsi a vendere contenuti, gestione dei social e servizi simili?

 

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Scritto da Giovanni Fracasso

Digital Manager Mi occupo dello sviluppo strategie inbound marketing & sales. Affianco le aziende nel loro processo di digital transformation (l'uso dell'inbound marketing per cambiare il commerciale di un'azienda) con la metodologia inbound marketing, puntando all'aumento dei visitatori sul sito aziendale, della conversione in lead del maggior numero di essi e trasformazione in clienti. BIO Sono nato nel tardo pomeriggio di un lunedì - secondo me piovoso - di un 19 gennaio come tanti. Correva l'anno 1972. Potrei ovviamente sbagliarmi su una data o su un riferimento, perché non sono bravo a ricordarmi le date e i numeri. Ho passato i primi anni scolari con tutti che mi dicevano "sei portato per la matematica", fino al compito d'esame di 5° liceo, dove me ne sono uscito con un bel 2. Tanto che mi sono laureato in Lettere e Filosofia, un corso di Laurea di Storia, in quel di Ca' Foscari, a Venezia. Credo fosse il 2000, ma anche qui potrei sbagliarmi. Ve l'ho detto, non sono bravo con i numeri. Nel mezzo un sacco di altre cose: mentre studiavo facevo il giornalista per il Gazzettino, per la Domenica di Vicenza e altre testate locali. Sono stato direttore e fondatore di una periodico locale (Il Corriere Vicentino), poi sono andato in Spagna e ho vissuto quasi 5 anni a Barcelona. Poi, la vita, l'amore e il denaro... e oggi vivo ad Arzignano, sono padre di una bambina nata nel 2010 e sono pazzamente innamorato di lei. Oltre alla bambina, ho un mutuo da pagare e un cane. Se potrebbe non mancarmi tutto questo, probabilmente dedicherei le mie giornate all'alcol e alla vita dissoluta. Invece non bevo e non faccio - quasi - mai festa: sono concentrato al 100% sul mio lavoro e mi piace un sacco quello che faccio. Cosa faccio? Beh, ha molto a che fare con l'inbound, l'eCommerce, il valore del dato per le aziende e la trasformazione digitale delle stesse.

Giovanni Fracasso