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L'uso di internet nell'ambiente di lavoro e tutela della privacy del lavoratore (Di Marco Bernabé)

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L'avvocato Marco Bernabè ci parla dell'uso di internet nell'ambiete di lavoro e della privacy del lavoratore.

Il tema, a ben vedere, è davvero interessante e di stretta attualità, considerato che oggi rappresenta il motivo di molteplici contenziosi in sede giudiziaria, prestandosi a possibili abusi sia da parte del lavoratore che del datore di lavoro.

In effetti, se pensiamo che il PC costituisce oramai uno strumento di lavoro determinante all'interno delle aziende, ovvero strumento di cui i lavoratori fanno utilizzo e di cui si servono, spesso, come unico strumento di lavoro, è altrettanto facile constatare come il computer possa essere oggetto di un utilizzo improprio, quale la navigazione su internet, ad esempio, per visionare siti "non pertinenti" e non correlati con la prestazione lavorativa.

 

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Pertanto, per il datore di lavoro si pone il problema non solo di individuare le misure idonee ad evitare e contrastare tale eventualità, ma, allo stesso tempo, di capire i limiti entro cui operare, ovvero di capire quali possano essere gli strumenti più opportuni per evitare di incorrere esso stesso in violazioni o abusi.

È ben noto, infatti, che la legge pone una regola generale e inderogabile, ossia che "i controlli a distanza del datore di lavoro sono vietati".

In altre parole, si sottolinea che sebbene al datore di lavoro sia consentito (per finalità determinate, esplicite e legittime) controllare

  1. l'effettivo adempimento della prestazione lavorativa e, se necessario,
  2. il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro, in ogni caso egli non può installare "apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori", come ad esempio appositi software sulle macchine utilizzate dai lavoratori stessi.

Pertanto, deve essere tenuto bene a mente che il trattamento dei dati realizzato mediante strumenti che permettano di ricostruire l'attività dei lavoratori è illecito, sempre, e ciò ANCHE SE I SINGOLI LAVORATORI NE FOSSERO CONSAPEVOLI.

Ma, allora, ritornando allo specifico tema del post (che non è l'unico, come vedremo più diffusamente nel corso del webinar del prossimo 17 giugno), cosa può far il datore di lavoro per impedire e controllare che i lavoratori non navighino su internet durante l'orario di lavoro per finalità estranee alla prestazione lavorativa?

Certo, senza dubbio gli è concesso adottare opportune misure preventive, ma come si sarà capito dovrà attenersi a precise direttive; direttive che nello specifico sono state individuate dal GARANTE ancora nel lontano 2007 con la deliberazione n. 13 del 1° marzo, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 marzo 2007, n. 58.

In particolare, in tale deliberazione il Garante elenca a titolo esemplificativo le seguenti misure:

- Individuazione di categorie di siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;
- Configurazione di sistemi o utilizzo di filtri che prevengano le operazioni considerate non coerenti con l'attività lavorativa quali l'upload o l'accesso a determinati siti;
- Trattamento dei dati solo in forma anonima o aggregata (ad esempio, file log riferiti al traffico web riguardanti una base collettiva o gruppi sufficientemente ampi di lavoratori);
- Eventuale conservazione nel tempo dei dati strettamente limitata al perseguimento di finalità organizzative, produttive e di sicurezza.

Ma non solo, il datore di lavoro dovrà pure stilare uno specifico "Regolamento per gli strumenti informatici"1 con l'individuazione, l'elenco e la disciplina delle possibili modalità di utilizzo, in cui, per quanto riguarda l'Utilizzo della rete internet", un esempio di clausola da inserire nel regolamento potrà essere la seguente:

"L'utilizzo della rete internet è consentito esclusivamente per ragioni professionali e di lavoro. La navigazione in internet per motivi extralavorativi non è ammessa. Sono vietati, in particolare, i seguenti utilizzi impropri della rete: 1. Download di software di qualsivoglia natura, salva previa autorizzazione; 2. Download di file non attinenti alla prestazione lavorativa, quali immagini, file musicali, file di testo ed altro; 3. Effettuazione di transazioni finanziarie, comprese le operazioni di remote banking, acquisti online, partecipazione ad aste online, salva autorizzazione aziendale; 4. Accesso, anche con registrazione, a siti che non abbiano attinenza con la prestazione lavorativa, con particolare riferimento a siti contenenti forum, chat, bacheche elettroniche, guest book etc.".

 

Note

In cui evidentemente saranno disciplinati non solo l'uso di internet, ma, anche, a titolo di esempio: 1. l'utilizzo generico del personal computer; 2. Il generico utilizzo della rete informatica; 3. La gestione delle password; 4. L'uso della posta elettronica e così via.

 

 

 


Giovanni Fracasso

Scritto da Giovanni Fracasso

Mi occupo dello sviluppo strategie inbound marketing & sales. Affianco le aziende nel loro processo di digital marketing (blog, contenuti, call-to-action, landing page, SEO) all'interno di una strategia che punti all'aumento dei visitatori, della conversione in lead e trasformazione in clienti.